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Al païs d'Lü, n. 4 (2002), p. 4 |
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Beati i bambini di Lu Monferrato!
Le fantasie degli scolari biellesi che hanno
letto Alasina
Che fortuna essere bambini
e vivere a Lu: poter leggere le storie che accadevano
a Lu secoli fa; vedere dal vivo come si restaurano le
chiese, i dipinti e le opere in legno; che fortuna
avere a disposizione tanti documenti antichi; che fortuna poter incontrare
persone competenti che hanno la pazienza di insegnarti tutte queste belle
cose... Già, che fortuna...
Questo il pensiero di
tanti ragazzini di Biella. Che si immaginano i
coetanei di Lu a tinte rosa e Lu
come un paese dei balocchi. Che immaginano gli scolari
luesi studiare la storia sui libri come si fa di
solito, ma impararla ancora meglio leggendo racconti veri di persone che
portano gli stessi cognomi e che vivono nelle stesse strade in cui vivono loro.
I piccoli di Biella forse
si sbagliano: dovrebbero sapere che la realtà è un po’ diversa dalle loro
fantasie. Che i bambini a Lu non studiano la storia
di Lu, che non hanno mai
visto un testo antico o un atto notarile, né un restauro.
Forse da Biella riescono a
vedere a Lu quello che noi non vediamo: il privilegio
di toccare le cose dal vero e non solo di impararle sui libri.
Questa la sfida che quei
bambini inconsapevolmente lanciano alle associazioni, agli insegnanti e ai
genitori del nostro paese: permettere ai giovani di Lu
di vedere come si scrive la storia, come si restaura una chiesa, come si può
sfruttare il passato e trasformarlo in opportunità futura.
Se l’orgoglio è vizio capitale, non lo è la fierezza:
la fierezza di vivere in un paese in cui c’è chi si prende cura delle proprie
radici. Non per spirito di conservazione e basta, ma perché le radici di un
paese sono uno spunto e una suggestione per impostare il futuro.
E non è uno slogan. La sfida è
proprio questa: sfruttare il capitale che Lu
ha! Quale? Il volontariato (e il buon cuore della gente), il
paesaggio e quanto abbiamo ereditato dal passato ed è sopravvissuto al tempo:
le nostre chiese, le nostre cantine, i nostri reperti, le nostre tradizioni.
I casi sono due, non c’è alternativa: o decidiamo di portarci dietro tutto questo come un peso, oppure decidiamo di valorizzarlo
e da peso trasformarlo in carburante.
Noi abbiamo il privilegio
di vivere in un momento in cui c’è una rinascita della sensibilità artistica e
culturale. Cerchiamo di sfruttarlo! A tutti noi la scelta: per noi, per chi ci
ha preceduto e per chi verrà dopo di noi.
Andrea Trisoglio