|
Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, n. 13 (1995),
pp. 315-317 |
|
Lu. Pieve di San Giovanni di Mediliano e territorio circostante
Nel corso
del 1994 sono proseguite le indagini che interessano la pieve di San Giovanni e l'area limitrofa: hanno avuto luogo sia le
ricognizioni di superficie sia l'attività di scavo all'interno dell'edificio
(per i risultati degli anni precedenti cfr. DEMEGLIO,
1994a); inoltre è stata avviata l'analisi stratigrafica dell'elevato della
chiesa stessa.
Le
ricognizioni, accompagnate dalla raccolta intensiva del materiale affiorante in
superficie (per i laterizi ci si è limitati ad una campionatura nei casi più significativi), hanno coperto settori non ancora conosciuti
ed altri già indagati, in modo da compiere anche alcune verifiche sui dati
precedentemente acquisiti. Tale scelta si è rivelata opportuna soprattutto per
il sito dove si era già ipotizzata la presenza di una villa databile almeno tra
I e IV secolo d.C. Infatti si è potuto documentare -
come suggerivano alcune indicazioni orali che non avevano finora trovato
riscontro sul terreno - che l'area caratterizzata dagli affioramenti di
materiale è più vasta di quella finora individuata, anche se la loro densità
diminuisce sensibilmente nei campi indagati recentemente.
Si segnala inoltre la presenza di un insediamento di prima età
imperiale non lontano dalla chiesa, testimoniato da frammenti di ceramica a
pareti sottili, di terra sigillata, tra cui almeno uno di produzione gallica, di anfora (Dressel 2/4); a questi
si associano alcune scorie attribuibili alla lavorazione del vetro ed un
frammento di mortaio. Quindi sulla base del materiale
rinvenuto, per quanto scarso, si può ipotizzare una funzione produttiva per il
sito in oggetto.
Tra la
fine di maggio e l'inizio di luglio si è poi svolta la terza campagna di scavo
all'interno della pieve. Le indagini sono state possibili, come negli anni
precedenti, in quanto imprescindibile momento
preventivo al restauro ed al recupero dell'edificio (alcune anticipazioni si
trovano in demeglio, 1994b). A
ridosso del perimetrale S è stato possibile unire i saggi precedenti estendendo
lo scavo a tutta la metà meridionale della
chiesa, mentre nel settore N la situazione resta più frammentaria e
parziale. L'ampliamento e l'approfondimento dello scavo, unitamente all'analisi
stratigrafica dell'elevato, permettono di formulare alcune ipotesi talvolta a
parziale modifica di proposte precedenti.
La fase
più antica del sito, che presenta una continuità a partire dalla tarda
antichità, è relativa ad un'area funeraria ad inumazione con tombe, in parte
intatte e in parte interessate da interventi successivi, appartenenti a diversi
periodi; risultano tutte prive di corredo, anche se è
probabile che parte dei manufatti rinvenuti in giacitura secondaria fossero in
origine all'interno di alcune di esse. Si trovano sepolture interamente in
tegole a risvolto, a sezione triangolare; una tomba in
cassa di mattoni legati da malta biancastra, coperta sempre da mattoni disposti
a doppio spiovente su cui è stato steso uno strato di malta rosata (per ragioni
stratigrafiche non è stato ancora possibile scavare questa sepoltura, che si
presenta intatta); infine altre in cassa di pietre, con verosimile copertura in
tegole disposte alla cappuccina.
La datazione al C 14 effettuata sui resti osteologici
dell'inumato che era all'interno della tomba 5 (cfr. demeglio, 1994a, tav. LXXXV a-b) ha fornito come estremi il 426 ed il
542 d.C., consentendo di confermare l'ipotesi di
un'area funeraria che si è sviluppata da età tardoantica.
Inoltre intorno alla stessa tomba 5 si è evidenziata una struttura in laterizi
verosimilmente legata ad essa. La presenza di almeno
una struttura - forse un piccolo mausoleo o un recinto - è suggerita anche da
una lastra iscritta frammentaria, collocabile in questo stesso contesto cronologico, che conserva alcuni segni interpretabili
come tracce del suo originario inserimento in un muro (per l'iscrizione cfr. il contributo di G. Mennella, infra). Il testo epigrafico attesta la cristianizzazione dell'area, ma non sono stati trovati
elementi riconducibili ad un luogo di culto in questa fase.
Successivamente venne edificata la pieve: di questo primo edificio sono
conservate le attuali due absidi affiancate, la parete di facciata, arretrata
rispetto a quella attuale, a cui si addossa la tomba 7 (cfr.
demeglio, 1994a, tav. LXXXV c) e parte della
pavimentazione in cocciopesto. Il riesame
complessivo dei dati storici, archeologici e storico-artistici
suggerisce per questa chiesa una datazione più alta rispetto a quella proposta
in precedenza, cioè una sua collocazione in età carolingia.
La terza
fase è caratterizzata dall'ampliamento dell'edificio verso W e dalla costruzione
di una struttura di notevoli dimensioni interpretabile come un campanile, che
avrebbe occupato circa la metà settentrionale della nuova facciata. Tali
lavori si svolsero in età romanica, quando si iniziò a
porre i defunti in fosse terragne antropomorfe con alveolo
cefalico: queste si dispongono su due livelli e quelle superiori, che in un
caso obliterano parzialmente un'analoga sepoltura posta più in basso,
presentano un alveolo di dimensioni maggiori.
Numerosi
interventi si sono succeduti in seguito, fino a portare l'edificio all'attuale
aspetto. Probabilmente nel XV secolo vennero
realizzate due campane all'interno della chiesa: si sono conservate tracce
consistenti della fossa di fusione e delle strutture necessarie per queste
operazioni.
L'intervento è stato possibile grazie al contributo finanziario
della Regione Piemonte ed alla collaborazione tra Università di Torino,
Soprintendenza Archeologica del Piemonte
e Comune di Lu.
Paolo Demeglio
Bibliografia citata:
|
DEMEGLIO P., 1994a. Lu. La pieve di S. Giovanni di Mediliano
ed il territorio circostante, in QuadAPiem,
12, pp. 271-272. |
|
DEMEGLIO P., 1994b. Linee metodologiche e
primi risultati della ricerca sulla pieve di San Giovanni di Mediliano in Lu (AL), in Monferrato
Arte e Storia, 6, pp.
23-34. |
***
Negli
scavi nella Pieve è stato recuperato anche il frammento marginale destro di una
lastra di marmo bianco, col retro sbozzato, di cm 9 x 11,2 x 2,2 e con lettere
alte cm 2,8-3,3, prive di interpunzione e con una
barretta di sospensione a forma di S all'inizio della e.
2. Al momento custodito nei magazzini del cantiere, il frustolo
consta di tre righe di testo che si propone di leggere:
[Hic quiesci]t in
so/[mno pacis b(onae)] m(emoriae) Livarna, / [quae vix(it) in saec]ulo an/[n(os) pl(us) m(inus) - - -] / - - -
L'epigrafe
originaria corredava la scultura di una defunta il cui nome Livarna,
fin qui ignoto, è identico a Libarna,
l'appellativo della città ligure di cui segue anche la stessa evoluzione
grafica (cfr. Libarna
> Levarnis in
Anon. Ravenn., Cosmogr. IV, 31 e
Guido, Geogr. 37). L'attestazione
rientra nella categoria non molto diffusa dei cognomi geografici resi per
metonimia e nel caso presente designa implicitamente anche l'origine della
defunta (vd. ΚΛЈΛΝΤΟ,
1965, p. 180 s.).
Oltre all'onomastica è degno di nota il formulario in somno pacis, che si riscontra
finora solo nel settore sud-occidentale padano e in specie nell'area pollentina (vd. ICI, IX, nn.
11, 13, 15 e 17; cf. Indices,
pp. 178, 181). L'iscrizione si data a non prima
del V secolo sia per il suo aspetto paleografico (il confronto più calzante è
in ICI, VII, 3), sia per la cronologia dell'organizzazione del
Cristianesimo nel Piemonte meridionale, alla quale fornisce un ulteriore e
importante contributo: si tratta, infatti, della prima incidenza epigrafica
cristiana fin qui restituita dal vasto territorio compreso fra Carreum Potentia e Dertona.
Giovanni Mennella
Bibliografia citata:
|
ICI, VII. Inscriptiones Christianae Italiae VII saeculo antiquiores, VII (Dertona, Libama, Forum Iulii Iriensium), a cura di
G. Mennella, Bari 1992. |
|
ICI, IX. Inscriptiones Christianae Italiae VII saeculo antiquiores, IX (Liguria
reliqua trans et cis Appenninum),
a cura di G. Mennella e G. Coccoluto, Bari 1995. |
|
ΚΛЈΛΝΤΟ Ι., 1965. The Latin
Cognomina, |