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Al païs d'Lü, n. 4 (1998), p. 4 |
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Il sogno dell’orologio meccanico
Lu, 6 aprile 1576, giorno di venerdì, una e
mezza di notte.
Rolando Galia, uscito dalla casa di Nicola Mariscoto, s'avvia verso la sua dimora. D'improvviso gli
sbarrano la strada tre compaesani: Giacomo Della Mota e i figli Zanino e
Bartolomeo. Giacomo impugna una picca e un coltello da caccia (pistolese); Zanino brandisce uno spuntone, Bartolomeo
una ronca. I tre si buttano su Rolando "tirandoli molte botte" e
il poveretto crede proprio che lo vogliano ammazzare.
Ma, "come Idio volse", sopraggiunge
Francesco De Odalengo che, armato d'alabarda, salva
la vita al malcapitato.
Un
episodio? Non l'unico. Gli atti notarili luesi di
questi anni sono un campionario di violenze. Finita la guerra franco-asburgica, troppe armi
circolano a Lu: picche e pistolesi,
spuntoni e ronche, alabarde e archibugi. I contadini girano con il coltello,
che non serve solo a spuntar le canne. Faide tra famiglie, ma non solo: nei
rapporti tra gli stessi familiari ci sono "molti et
diversi intrighi et difficultà",
come scrive amaramente nel 1570 madonna Maddalena, vedova di Giulio Bobba.
Il tessuto sociale va disfacendosi e l'ordine pubblico sembra
sfuggir di mano ai consoli e ai consiglieri comunali, che devono fronteggiare
anche ingenti debiti, altra eredità delle guerre franco-asburgiche.
In questo clima matura il sogno dell'orologio
meccanico.
Un
simbolo, anche solo un simbolo che a tutti rammenti l'appartenenza ad una comunità
civile: in uno dei momenti più difficili della vita della Communitas,
nasce l'idea dì una grande campana collegata con un
orologio meccanico, da sistemare sul campanile di S. Maria
Nuova (alla sinistra della facciata della chiesa; nell'Ottocento, il campanile,
ormai pericolante, verrà demolito e ne sarà costruito uno nuovo a destra del
sacro edificio).
Raccolti
i fondi con una colletta tra la popolazione (sumptibus
et collectis eiusdem comunitatis), mercoledì
16 marzo 1575 non è giorno di festa, ma è come se lo fosse: nel palazzo comunale,
in contrada Ponte del Castello, i consoli e i consiglieri comunali da una parte
e il prevosto Ottavio Bobba dall'altra battezzano con
atto ufficiale la nuova campana. Essa porta incisi lo
stemma del Comune di Lu (insignia
seu arma eiusdem comunitatis), l'immagine di S. Valerio (immaginem Sancti Valerii patroni eiusdem /oci) e un'iscrizione:
"Comunitas Lu fecit fieri ad usum Comunitatis de anno 1574".
La
campana dovrà essere collegata con un orologio ancor da costruire (cum orologio construendo) in
cima al campanile di S. Maria Nuova (super turri et campanili ecclesiae Sanctae Marìae Novae) per convocare
con i suoi rintocchi il Consiglio Comunale, i banditori e tutti i pubblici
ufficiali (pro congregando consìlio vocandis nuntiis et offìcialibus curiae eiusdem loci). Il
prevosto Ottavio Bobba chiede e ottiene che i
rintocchi della medesima possano annunziare anche le funzioni religiose che si
svolgeranno nella chiesa di S. Maria Nuova (eiusdem ecclesiae impulsandis divinis officiis), pur rinunziando ad ogni diritto di
proprietà. La campana appartiene alla Communitas, non
alla Chiesa!
Ma il bel progetto s'inceppa: difficile spiegarne le ragioni. Forse la struttura del campanile o le
sue fondamenta non sono in grado di reggere il peso
della campana e dell’ingranaggio di collegamento con l'orologio. Forse.
Passano trent'anni e si riaccende il gran
desiderio dell’orologio meccanico. Il 26 febbraio 1604 nuovi consoli e nuovi
consiglieri, tutti ancora con il naso all'insù, a guardare non più il campanile ma la torre del castello o, meglio, ciò che
rimane di essa dopo lo smantellamento della roccaforte avvenuto cinquant'anni prima (18 e 19 giugno 1555) nel corso del
conflitto franco-asburgico, per ordine di Ramondo Salvason, governatore di
Casale per Sua Maestà Cristianissima il re di Francia.
Da una parte
il signore di Lu Fabrizio Bobba
(a nome anche dei suoi fratelli) a cui appartiene la torre; dall'altra
i consoli e i consiglieri del Comune. Il notaio Gerolamo Bobba
stende in buon latino l'accordo di cui traduco la parte iniziale: "Limpidissimi
sono i segni d'amore e d'affetto tra i Signori di un luogo e la popolazione
quando si dà soddisfazione ad oneste richieste che vengano da una parte o
dall'altra e si accondiscende al vantaggio e all'utile
pubblico. Perciò gli illustri Signori del presente
luogo di Lu e i sottoscritti eccellenti amministratori
del medesimo paese, considerando quanto sia vantaggioso ed utile per tutti che
venga tenuto un orologio, ben sistemato su luogo elevato, tale da poter
servire all'intero territorio del luogo stesso e vedendo che difficilmente
potrebbe essere collocato in luogo più adatto che sopra la torre del castello (nel
testo: "super turri castri") chiamata
"la torre del castello" (l'espressione che ho virgolettato è
presente tale quale in volgare nel testo), avendo gli amministratori del
paese richiesto agli illustri Signori il permesso di trasportare sulla torre
di costoro una grande campana, proprietà del paese stesso, allo scopo di
costruire e di adattare un orologio che possa servire a tutti…”.
Segue il
permesso, da parte dei Signori di Lu, di elevare (extollere) la
torre per sistemarvi l'orologio e, come appendice di questo, la campana.
Un seme
non muore. In balia del vento, del sole o del gelo, un seme non
muore.
Nuovi
ostacoli spingono in là nel tempo l'impianto della campana e dell'orologio e
intanto si scatena la burrasca della seconda guerra dì successione. Luglio 1625 e marzo 1627: saccheggi a Lu.
Primavera-estate 1630: la peste. Ma un seme
non muore, così un sogno, quando passa di generazione in generazione, tenace,
resistente. Cosi il gran sogno dell'orologio meccanico.
Lu, 1633:
tra la fine d'un saccheggio e l'inizio d'uno nuovo, la campana e il suo orologio
vengono finalmente issati sulla torre del castello.
Sulla campana un'iscrizione: " Unica ad
honorem Dei et ad utilitatem
communitatis instaurata A. D. 1633”
(“Unica campana
collocata per onorare Dio e per essere utile alla Comunità, anno del Signore
1633”). Unica!
Nell'anno 1633 ci sono a Lu molte campane e su molti
campanili, ma quella sistemata sulla torre del castello
si distingue dalle altre: è il simbolo della Communitas,
alto sul punto più alto. E' il sogno germogliato nell'ombra,
nel terribile anno 1574, quando la Comunità luese
e le sue istituzioni sembravano sfaldarsi, è la scintilla tenuta accesa dalla
memoria collettiva di più generazioni nell'arco di sessant'anni,
è il desiderio che ora, in quest'anno del Signore
1633, si è fatto realtà. La campana scandirà le ore, grazie al suo orologio
meccanico azionato da lunghe corde a cui sono appesi pesanti massi per il
movimento del bilanciere; battuta con pietre maneggevoli dal suo custode,
chiamerà a raccolta i consiglieri e, con squillo argentino, suonerà a festa
la "tribundina" il giorno di S. Valerio.
Lu,
primo giorno di maggio, anno 1877. Un distinto e dotto gentiluomo di Casale, Giuseppe
Niccolini, armato di bastone, fardello e taccuino,
sale la ripa che dalla valle Grana porta a Lu. Da
cinque settimane sta percorrendo a piedi tutto il
Monferrato casalese.
Fermatosi
a sedere sul culmine di un paracarro, all'altezza della Cascina dei Frati,
estrae di tasca il suo taccuino e scrive: "Lu,
dall’alta isolata ed imbiancata torre, siede quale scolta sulla vetta del colle
estremo, che la valle del Tanaro separa da quella del Po".
Entrato
in paese, saluta !a chiesa di S. Biagio, "a cui stanno assestando il campanile",
s'inchina davanti a quella della Trinità, "alla quale i muratori
lavano la faccia", si presenta al sacrestano Battista che lo
accompagna nella visita alla Collegiata di S. Maria
Nuova, si fa accompagnare dal caffettiere «Del Centro»
al Municipio e, infine, fa
una visita all’antica torre del castello di Lu, cosa che
egli giudica "indispensabile”.
Sul
taccuino scrive:
“La torre stessa è ora coronata da una «ringhiera»
in ferro, e mostra in alto la campana - fusa nel 1633 - d'un
ottimo orologio dei signori Granaglia.
Locca, guardiano dell'orologio medesimo, abita la parte più...
abitabile della torre: cucisce egli da sarto, non
paga la pigione, respira l'aria più pura, e fa la sua digestione contemplando...
il mondo, che, a lui per disotto, si agita e si arrabatta...).
Dirvi dello incantevole ed immenso panorama, che osservasi dall'alto
della torre di Lu, non è la più facile delle cose. Di lassù, a ben più di 300
metri sul livello del mare, l'orizzonte trova suo limite solamente nella sterminata
valle Lombarda; nello Appennino, dal colle di Stradella al passo della Bocchetta; nella maestosa catena
delle Alpi, dal Monviso al Rosa (…).
E
questo è il «mondo», come dice il rispettabile guardiano
della torre di Lu (...). Locca
sta per chiudersi dietro l'abbaino della torre (...). E Locca passa a caricare
l'orologio.
Addio,
o Lu! Non mi scorderò di te e della tua torre".
Lu, 1941:
l'antica campana viene distrutta per ragioni belliche,
fatta precipitare dall'alto della torre. Qualcuno accorre lacrimando e, raccolto
un frammento, lo stringe nel cavo della mano.
Lu,
1964: si scava accanto alla torre, per costruire un ponte radio. Durante i
lavori vengono alla luce le fondamenta dell’antichissima
chiesa di S. Valerio sul Castello, ma una colata di cemento seppellisce tutto.
Lu, 1972:
l'orologio meccanico, simbolo della Comunità, viene
sostituito con uno automatizzato e infine buttato tra i rottami.
Gianfranco Ribaldone
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FONTI ARCHIVISTICHE Per l'aggressione di cui fu vittima Rolando Galia
(6-4-1576): Archivio di Stato di Alessandria, Archivio
notarile del Monferrato, mazzo 3666. Per le amare
parole di madonna Maddalena, vedova di Giulio Bobba
(10-5-1570): Archivio di Stato di Alessandria, Archivio
notarile del Monferrato, mazzo 2984. Per l'accordo tra la Comunità di I.u e
il prevosto Ottavio Bobba (16-3-1575): Archivio di
Stato di Alessandria, Archivio notarile del Monferrato,
mazzo 2985. Por l'accordo tra la Comunità di Lu e
il signore di Lu Fabrizio Bobba
(26-2-1604): Archivio dì Stato di Alessandria, Archivio
notarile del Monferrato, mazzo 571. FONTI BIBLIOGRAFICHE Per l'ordine con cui Ramondo Salvason, governatore di Casale, ingiunse alla Comunità
di Lu di smantellare il castello (18 e 19 giugno
1555): Aldo di Ricaldone, Appunti toponomastici sul
territorio dì Lu, Vercelli, 1982. Per i saccheggi che Lu subì negli anni 1625 e 1627 e per la peste che colpì il
Monferrato nel 1630: Albino Tizzani, Storia del
Monferrato Casalese. Lu
Monferrato nel corso dei secoli,
Asti, 1967. Per l'iscrizione sulla campana della torre (anno
1633): Alessandro Acuto, Letture storiche su Lu Monferrato,
Torino, 1970. Per la visita a Lu
di Giuseppe Niccolini nell'anno 1877: Giuseppe Niccolini, A zonzo per il circondario di Casale Monferrato,
Roma, 1877. |