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Il sole-24 ore nordovest , n. 19 (2001),
p. 17 |
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Lu Monferrato, un esempio per la salvaguardia di valori
Abbiamo sovente sottolineato
l’importanza e la passione che gli abitanti dei piccoli centri pongono nella
riscoperta del proprio passato e nella valorizzazione del presente. Il caso di Lu è emblematico. Paese del Basso
Monferrato in provincia di Alessandria, che si
definisce “famoso per i vini, i paesaggi, le chiese e la storia, come si legge
nel sito internet www.lumonferrato.org, Lu può essere
anche additato per l’impegno che i suoi abitanti profondono non solo a scavare
nel proprio passato, ma anche a far conoscere dettagliatamente i risultati di
tali ricerche. Questo le rende più fruttuose, contribuendo efficacemente alla
realizzazione del mosaico delle conoscenze locali, che sono la base per
conoscenze più allargate, per approfondimenti di tematiche
più vaste.
Citato per la prima volta in un
documento storico del 1008, Lu, dal latino lucus= bosco sacro, si sviluppò sotto i Marchesi del Monferrato e i Gonzaga di
Mantova per passare ai Savoia nel 1712. Il paese conta attualmente
1200 persone, rispetto alle 5000 di un tempo; di esse oltre 50 sono membri
attivi dell’associazione di volontariato “San Giacomo” che si propone la
salvaguardia dei beni culturali, la creazione di un museo locale, la
conservazione degli archivi e del patrimonio storico-artistico
locale.
“Lu muore se
la lasciamo morire” si legge negli atti del 1° convegno dell’associazione
tenuto poco più di un anno fa. Ma il paese è più vivo
che mai. Ne sono dimostrazione i cantieri di recupero
già aperti e gli oltre 10 progetti in corso sui temi più svariati.
I restauri coinvolgono la chiesa di San
Giacomo del XIII secolo, la casa della Reggenza, e la chiesa di San Giovanni di
Mediliano risalente al X
secolo, divenuta stalla per maiali nel dopoguerra, oggetto di indagini
archeologiche cominciate nel 1991 ad opera dell’Università del Piemonte
Orientale. La presenza di numerose chiese è una caratteristica di Lu così come le vocazioni religiose. Risulta
che i primi quarant’anni del ‘900 circa il dieci per
cento della popolazione si era dedicata al sacerdozio e tale notizia meritò un
articolo sul “New York Times” del 10 settembre 1946:
il prestigioso quotidiano statunitense scoprì che nessun altro paese al mondo
aveva dato tanta parte della sua popolazione al mondo ecclesiastico. Il parroco
di allora, Don Robione, ebbe l’idea di organizzare,
ogni dieci anni, una grande adunata delle vocazioni luesi sparse per il mondo. Il convegno si è ancora tenuto
nel 1996, ogni volta, purtroppo, con un numero sempre minore di partecipanti;
già perché i sacerdoti luesi invecchiano e i giovani
sempre meno si dedicano a questa missione.
Un gruppo dei progetti in corso
coinvolge gli aspetti storici: gli atti dei notai di Lu
e dei paesi vicini sono fonte inesauribile di notizie di storia minima locale, vengono catalogate tutte le informazioni sui luoghi,
edifici, famiglie, personaggi, istituzioni.
Ai caduti luesi
della prima guerra mondiale è dedicata un’iniziativa che si prefigge di
ricostruire la storia personale di ciascun caduto, combattente o prigioniero.
Oltre agli archivi famigliari e ai cassoni di legno ricoperti di polvere
reperiti nei solai, vengono consultati gli archivi dei
luoghi di guerra e di prigionia: da Gorizia a Caporetto,
dalla Slovenia all’Ungheria. Una ricostruzione documentata dei primi decenni
del ‘900 è la premessa per seguire le vicende di un
illustre luese, Mons. Mario
Cagna, nunzio apostolico in Giappone, Yugoslavia e
Austria.
Dagli esempi riportati si capisce
l’ampiezza e il dettaglio che caratterizzano il lavoro dei nostri amici di Lu. Chi è interessato a conoscere più a fondo le loro
attività può interpellare il sito internet citato, o leggere il giornale “Al païs d’Lü”
ed i “Quaderni Luesi”.
Henry Comba