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Al païs d'Lü, n. 2 (1998), p. 4 |
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Lu, 1696. Il vino della sposa povera
Lu,
gennaio 1696. Alle spalle il passato, alle spalle cinque anni vissuti come si
vive un incubo! Giunge notizia che i Francesi hanno lasciato la fortezza di
Casale; intanto le truppe alemanne allentano la morsa sulle campagne. Finirà
la guerra, finirà la fame, finiranno gli orrori. Speranza, sei dolce. Anche tu, Maria Tento, vedova di
Domenico, asciuga le tue lacrime: tua figlia Margherita sta per sposarsi.
Lu,
6 gennaio 1696. Così oggi, Maria vedova, ti trovi
faccia a faccia con il futuro consuocero per
stabilire la dote di Margherita. Ma tu puoi mettere
sul tavolo un solo filippo d'argento, un misero filippo, umilmente sperando che
venga accettato.
Poi, Maria, ne prometti altri due per
il prossimo mese d'agosto. Uno più due, uguale tre filippi. Ancora non basta.
Interviene
Michele Tento (tuo parente?) che ti acquista quel
pezzetto di terra che ancora possiedi in contrada S. Maria
Nuova e mette sul tavolo cinque filippi d'argento.
Tre più cinque, uguale otto. Ma otto filippi
sono ancor pochi per onorare, come scrive il notaio, il costume antico di
una conveniente dote.
La
gioia è una stella lontana? Maria vedova, non disperare!
Arriva in soccorso Fabio Quartero, priore della
veneranda Compagnia del Santissimo Rosario. Sarà lui a rimpinguare, con il
"Dacito della brenta", la magra dote di tua
figlia.
Che
cos'è il "Dacito della brenta"? Un dono
della Provvidenza, un filo di rosso lucente e... benefico vino, che ebbe la sua
sorgente nell'anno 1571.
Nell'anno
1571 il Comune di Lu, soffocato dai debiti, che erano la triste eredità delle guerre franco-asburgiche, chiese alla nobildonna Isabella Dalla Valle un prestito di 200 scudi d'oro. L'ottenne,
ma dovette cedere in pegno il "Dacito della brenta",
cioè il diritto di riscuotere il dazio sul vino
prodotto a Lu.
Isabella,
donna a suo modo geniale, nel 1595 donò il Dacito
alla cappella dell'Annunciata, in S. Maria Nuova,
disponendo che parte dei proventi fossero ogni anno destinati
alla dote di due fanciulle povere e affidando questo compito ad una confraternita,
chiamata "Compagnia del Santissimo Rosario".
Negli
anni della fame e della guerra, il matrimonio sembra quasi un azzardo, ma il
fiotto di buon vino che... si trasforma in filippi
d'argento e procura una dote a ragazze poverissime
diventa un simbolo o qualcosa di più, è il fiore della speranza che rinasce.
Così
oggi, 6 gennaio dell'anno 1696, Fabio Quartero,
priore della Compagnia del Santissimo Rosario, può aggiungere dodici filippi e mezzo d'argento alla dote di Margherita, che ora
ammonta a venti filippi e mezzo.
Interviene
allora Giovanni Battista Iuli, padre del futuro
sposo, che, seguendo pure lui l'antico costume, aggiunge un'adeguata controdote, quattro filippi,
impegnandosi a comprare per Margherita anche una
veste dì cadizzo.
Maria
vedova, tua figlia ha una dote, 24 filippi e mezzo,
il suo baluardo se un giorno rimanesse sola.
E con
gioia davanti al notaio tu fai l'elenco dell'agreio ossia fardello che hai preparato per
Margherita.
Nota
dell'agreio, ossia fardello, dato
in dote a Giovanni Francesco luli
da Maria Tenta madre di Margaritta
sposa di detto luli.
Undeci camisie da donna
nuove di canepa
Quatro lenzuoli di canepa, uno dei quali con
il lavoro
Mezza
pezza di mantilli di narola
Sette
fazoletti di tela accomprata,
due de quali con pizzi
Un
quarto di fazoletti di canepa
ancor in pezza
Un tornoletto
Tre
falde, una di mezlano, l'altra di cadizzo,
e l'altra di bombasina
Un
busto di mezlano con le maniche
Altro
busto di cadizzo senza maniche
Un
paia scarpe nuove
Un paia calzetti nuovi, et
Una faldella di lino brassicato
Gianfranco Ribaldone
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L’atto di dote di Margherita Tento è conservato tra le carte del notaio luese Gerolamo Pavaranza (Archivio
di Stato di Alessandria, Archivio notarile del Monferrato, mazzo
2841). Notizie preziose sul "Dacito
della brenta" sono contenute in un lacero registro della Compagnia del
Santissimo Rosario (Archivio storico del Comune di Casale, Archivio Dalla
Valle). Con atto rogato il 17-3-1705 il "Dacito
della brenta" venne riscattato dal Comune di Lu (Archivio di Stato di Alessandria, Archivio
notarile del Monferrato, mazzo 2841). |