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Al païs d'Lü, n. 4 (1996), p. 3 |
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L’archivio dimenticato
Nel corso
del Settecento, i re di casa Savoia, Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III, ordinarono che si facessero
esatti inventari delle carte comunali. Nell'anno 1780 anche
il Comune di Lu consegnò il suo: erano registrati
116 documenti, tra cui un libro dei convocati, coperto di pelle, iniziato nel
1596 e terminato nel 1607; un "Registro della Terra di Lu", con indice, iniziato nel 1650 e terminato nel
1659; una pergamena intitolata "Conventio inter condominos et agentes communitatis".
Nel 1854
il Municipio di Lu cambiò sede, per trasferirsi dalla
vecchia Casa Comunale di via Prevostura
4 all'ex casa Forni sita in via Prevostura, angolo
via S. Nazario. Gli archivi comunali hanno sei grandi nemici: l'umidità, i
topi, gli incendi, i ladri, gli amministratori incompetenti ed i traslochi.
Nel 1881
il Sovrintendente degli Archivi Piemontesi, Nicomede Bianchi, dava alle stampe
un'opera splendida: "Le carte degli Archivi Piemontesi". Non potendo procedere
a visite dirette, l'illustre studioso inviò ai Comuni del Piemonte
"categoriche domande" sulle carte contenute nei loro archivi. Pochi
diedero una risposta esauriente, alcuni dichiararono
l'esistenza di un inventario, altri confessarono "di possedere molte
carte che non sanno leggere". Il Comune di Lu
brillò per la sua assenza, non inviando alcuna risposta. Nicomede
Bianchi cercò dunque l'antico inventario del 1780, lo recuperò da un
registro conservato nell'Archivio di Stato e ne diede le notizie da noi sopra
riportate.
Il
Municipio (e con lui tutto l’Archivio) cambiò di nuovo sede
nel 1883, dall'ex casa Forni alla casa degli eredi del Gen. Passera, acquistata
per lire 23470.
Anni
Trenta: incomprensioni e reciproche diffidenze avvelenarono l'atmosfera all'interno
del Comune. Ne fece le spese anche l'Archivio. Per
una ripicca un po' cretina, il registro degli atti di nascita del 1897 volò in fondo al pozzo della cantina del
Municipio; un mese dopo due cantonieri furono calati dentro per recuperare il
documento. "Po' i Cuntunè as son
calà zü e u Regist ajon purtà
sü, se andei an Cumêgna a uardà
as cunos che ai son stacc ant
l'umidità" scrisse Angiulè, il
messo comunale, testimone allibito.
Un giorno
arrivò un gruppo di studenti alessandrini. Arroganti
grazie a solide protezioni, entrarono in Municipio, per cercare - così dicevano
- francobolli rari. Ridussero l'Archivio in uno stato pietoso. Nella confusione
sparì il più amato fascicolo, un'antica documentazione
sul culto di San Valerio. Si levò qualche protesta, dalle Autorità alessandrine
arrivarono soldi, ufficialmente per rimettere in ordine le carte e tornò la
calma.
1955.
Nuova sede comunale e nuovi spostamenti per i registri senza pace: il Municipio
si trasferì nell'antico "stalun" di casa
Passera. Una distrazione e alcuni documenti d'archivio rimasero nella vecchia
sede. Il nuovo inquilino lasciò passare qualche
tempo. Infine buttò nel pozzo i registri dimenticati e questa volta ci rimasero, per sempre.
Verso la
metà degli anni Sessanta il segretario comunale
Natale Provera, con l'ausilio della memoria di ferro di
Angiulè, compilò l'Inventario Generale, dividendolo
in quattro parti: atti vari dell'Archivio Deposito; atti antichi; atti del
Vecchio e del Nuovo Catasto; atti relativi alla Congregazione di Carità e all'Asilo
Infantile "G. Colli". Le date sono un po' ballerine, c'è qualche
incoerenza; tuttavia fu il primo, serio e meritevole tentativo di
ordinare le carte dell'Archivio Storico, dal 1981 custodite nella nuova sede
comunale di via G. Colli.
Per
sondare il livello di precisione dell'inventario, ho preso come campione la prima cartella degli atti antichi: un documento
su quattro non è ancora registrato.
Il dottor
Alessandro Acuto, nel suo libro "Letture Storiche su Lu
Monferrato", pubblicato a Torino nel 1970, scrive: "Nel nostro archivio municipale si trovano lettere interessanti
scambiate tra Lu e i Duchi di Mantova
negli anni 1500-1600”. Nell'inventario
non è però attestata la loro presenza: una ragione in più per procedere ad una
verifica accurata di tutto il materiale esistente nel nostro Archivio.
Il
documento più antico risale all'anno 1390: è un
accordo tra le comunità di Lu e di Mirabello, su carta pergamena. Lu,
la nostra smemorata, conserva anche questo piccolo
tesoro.
Gianfranco Ribaldone
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“Ma se
fu lecito il dire che in Italia non v'è sasso senza memoria, non sarà men lecito l'asserire che non vi è Archivio, anche di un paesello,
il quale non porti il suo contributo
alla storia”. “Questi
Archivi comunali hanno essi inventario? Sono ordinati?
Conservano tutti i documenti che vi furono depositati? Quali insomma furono
le loro vicende? Sarebbe di gran vantaggio poter rispondere adeguatamente a tutte
queste domande". Dalla
Sovrintendenza degli Archivi Piemontesi Torino, 6
aprile 1881 |
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"Noi
viviamo come gli inabissati e siamo infatti colati a
fondo. Talvolta mi domando se facciamo bene, ma poi ridivento tranquillo e sicuro.
Probabilmente dobbiamo raccogliere le cose spregiate e una volta, in avvenire,
gli uomini guarderanno dalle grandi navi nell’abisso e vedranno un bagliore sul
fondo. Penseranno che sia un tesoro e, secondo loro, i tesori non possono che essere d'oro. Per noi invece non è d’oro, ma molto
di più" Ernst Wiechert, Missa sine
nomine, Milano 1951 |
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Alla ricerca di ciò che vale molto più dell'oro:
la storia del nostro paese. Anche la piccola Lu, nel suo viaggio attraverso l'esistenza, si è
arricchita di segni. Riconoscerli, leggerli e riconoscersi... prima che cali
il buio. Percorreremo l'incantevole labirinto dell'archivio
storico di un piccolo paese, ci addentreremo nelle sue vene, faremo uscire
dall'ombra i suoi "tesori"
e li renderemo pubblici attraverso le
pagine di questo giornale, per
tornare a rivedere la tramontana stella, cioè la
nostra storia. Le vie, le piazze, i costumi, il culto di San Valerio, la torre antica,
i rapporti con i paesi vicini... Una miniera di dati
da studiare, da amare, da pubblicare, coltivando un sogno: che il nostro paese risorga attorno ai segni del suo passato, che da essi tragga nuove energie e nuova linfa. |