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Quaderni luesi, n. 1 (2000), pp. 36-39 |
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L'importanza della ricerca: proposte operative
Con questa mio intervento intendo parlarvi di alcune iniziative che l'Associazione
"S. Giacomo" e, ancora prima che questa nascesse, alcuni membri della
Pro Loco hanno già portato a termine. Spero di darvi un'idea di ciò che si può
fare a Lu nel campo del recupero storico.
Due anni
fa, mentre si preparava la Sagra dell’Uva, ha cominciato a prendere forma quell'interesse per la salvaguardia
dei beni storici che ci ha portato fin qui, al Convegno di presentazione di
questa nuova Associazione.
Tutto è
iniziato con una chiacchierata tra amici, stimolata dai sorprendenti studi che
Gianfranco Ribaldone stava svolgendo in vari archivi.
Dalle relazioni che Gianfranco ha pubblicato su "Al païs d!Lü",
risultava evidente la possibilità di usufruire di una quantità insospettabile
di documenti d'archivio, e quindi la possibilità di riscrivere la storia del
nostro paese nel dettaglio. Sempre in quel periodo, ci siamo posti il problema
di dare una sistemazione ai reperti archeologici che il dott. Demeglio ha trovato a San Giovanni di Mediliano.
Ci siamo chiesti dove collocarli, in modo da renderli sicuri e al contempo
visibili agli interessati.
Questa
chiacchierata amichevole ci ha portato lontano, dischiudendo orizzonti non
preventivati: dagli archivi notarili, ai reperti di Mediliano,
fino a ipotizzare un rinnovato studio delle chiese del
nostro paese attraverso lo studio delle carte d'archivio locali. Studio che non
si limitava alla lettura, ma che doveva prevedere un inventario di quanto si
trova nelle nostre chiese, intervenendo (se necessario) ad opere di restauro,
impedendo che vada perso qualche altro pezzo della nostra storia.
Da quella
chiacchierata ci siamo accorti che a Lu ci sono
persone attente a questi problemi. Abbiamo cominciato a frequentarci più spesso
e a chiederci in che modo potevamo valorizzare il territorio dì Lu attraverso il recupero del passato. Si è pensato a molti
interventi possibili, ma soprattutto alla necessità di creare un museo del
territorio, inteso come casa comune in cui raccogliere quanto scoperto o quanto
si è pensato opportuno preservare.
Lu
presenta ancora tracce di stili architettonici diversi, oltre all'architettura tipica
del nostro territorio. Esistono tracce di architettura
romanica (la base del campanile di S. Nazario), qualche buon esempio di architettura
gotica (casa Bobba, casa Rinaldi, cornicione e arco
ogivale nella chiesa di S. Nazario), ma Lu è
soprattutto barocco (S. Giacomo, S. Chiara e S. Francesco in casa Chiari, SS.
Sebastiano e Martino in frazione Martini, Chiesa della Trinità, casa Millo e, dello
stesso periodo, il dipinto " I canonici di Lu"
del Guala). Per
valorizzare il territorio, dobbiamo tenere conto di queste testimonianze, intervenire
senza snaturare l’esistente.
Fino ad
ora che cosa si è fatto?
Cartina
topografica di età napoleonica
Siamo
andati all'Archivio di Stato di Torino ed abbiamo fotografato una carta
topografica di età napoleonica, fatta tra il 1803 e il
1807. E’ un documento importante, perché si tratta probabilmente della più
antica carta che rappresenti l'intero territorio di Lu
in maniera meticolosa e, per così dire, scientifica. Descrive con precisione il
dettaglio di tutto il territorio luese d'inizio Ottocento. L'eventuale restauro di questa grossa
velina (cm. 135x151) ci consentirebbe di studiarla con calma, individuando
cascinali e chiese campestri ormai scomparse oppure ancora esistenti.
Le
contrade di Lu
Grazie
agli studi storici di Gianfranco Ribaldone,
conosciamo i nomi di quasi tutte le contrade di Lu
d'inizio Cinquecento. Da qui è nata l'idea di ricostruire la cartina
topografica del paese in quel periodo. A quel tempo Lu
era fortificata (circondata da mura) e aveva quattro porte d'ingresso: Porta S.
Giacomo, Porta di Montaldo (o Fraia o Carraia),
Porta del Borgo Ricco e Porta Fredda. Alcuni di questi posti possono
essere identificati ancora oggi, altri no. Bisognerà
proseguire gli studi.
Oltre a
questo tentativo di ricostruire su carta la struttura urbana del paese, abbiamo
intenzione di proporre all'Amministrazione comunale di aggiungere, ai nomi
delle vie attuali, quelli delle antiche contrade. D'altronde è già stato fatto
a Canelli (per non parlare
dei borghi umbri e toscani) con un bell'effetto. I
nomi delle vie stanno venendo fuori dalla lettura che
una parte dell'Associazione sta facendo sui documenti d'archivio ritrovati
nelle chiese. Proprio qualche giorno fa, da un documento proveniente da S.
Giacomo in cui si chiede il permesso di svolgere una processione, abbiamo
scoperto che l'attuale zona di S. Giacomo si chiamava "contrada Pilato" e che la parte bassa di via
Mameli era chiamata "contrada di S. Antonio", dal nome di una
chiesetta che si trovava da quelle parti.
II
lazzaretto di S. Quirico
Vi voglio
raccontare questa storia, perché è un esempio di come a volte si possano fare
scoperte d'archivio che trovano immediata conferma nella realtà nostra.
Gianfranco Ribaldone trova nell'Archivio di Stato di Alessandria un documento in cui si parla della peste del
1502-1503. Viene citato un lazzaretto che fu costruito
in località S. Quirico per raccogliere gli appestati e seppellirli in una fossa
comune dopo il loro decesso. Ci siamo chiesti dove fosse S.
Quirico. Ma nessuno di noi lo sapeva.
Intanto
Gianfranco scrive un articolo sulla peste e sul lazzaretto e lo pubblica su "Al
païs d!Lü".
Alcune settimane dopo viene da noi Gino Batetta e ci
dice di avere un terreno proprio in zona S. Quirico, tra Lu
e Cuccaro. Ma non è tutto. Ci
dice anche che su un terreno lì vicino il proprietario ha continuato per anni a
raccogliere ossa umane che affioravano dalla superficie. Fino ad allora nessuno sapeva darsi una
spiegazione, si ipotizzavano leggendarie battaglie che mai ci furono.
La
risposta proviene da una carta un po' sgualcita dell'Archivio di Stato di Alessandria: in quel terreno c'erano il lazzaretto e la
fossa comune in cui venivano sepolti i morti di peste.
L'orologio
meccanico
Anche la
storia che racconterò adesso mi pare molto significativa.
Dimostra, come già la precedente, che quanto raccontano
gli archivi non è fantasia, ma fonte indispensabile per conoscere meglio quanto
ci sta attorno.
Gianfranco
Ribaldone pubblica su "Al païs
d!Lü" la storia dell'orologio
meccanico. Bella storia del desiderio della comunità luese del Cinquecento di avere un orologio meccanico.
Il desiderio si realizzerà nel 1633. Allora ci siamo chiesti dove potesse
trovarsi l'antico orologio della Torre, sostituito nel 1975 da quello attuale. E così ne siamo andati alla ricerca.
Naturalmente iniziammo dalla Torre. In effetti il
vecchio orologio era proprio là, smontato e in parte ammucchiato in un angolo.
Che
fare? Abbiamo deciso di azzardare il restauro: l'abbiamo pulito pezzo per
pezzo, l'abbiamo rimontato... ma ci siamo accorti che
mancavano alcune parti e che altre erano ormai rotte. Infatti, quando è stato
sostituito, si utilizzò senza tanti complimenti il martello, con conseguente
rottura di alcuni elementi.
A questo
punto entra in scena anche internet. Infatti
sull'orologio è riportato il nome della ditta che l'aveva costruito, la
"Granaglia" di Torino. Grazie a internet
abbiamo saputo che si tratta di una ditta specializzata in strumentazioni
astronomiche.
L'orologio
che abbiamo trovato non è quello originario del 1633, ma uno
successivo che risale all’inizio dell'Ottocento, e non è improbabile che
nell'Archivio comunale si possa trovare qualche notizia più dettagliata al
riguardo. Ma non è finita qui. Per cercare di
recuperare i pezzi mancanti, ci siamo calati con alcune scale sul fondo della
Torre, capitanati da Giorgio Verri. Abbiamo cominciato a scavare tra i detriti,
trovando alcune sorprese: due blocchi di granito dell'orologio stesso e altri
oggetti del passato. Sfortunatamente non tutti i pezzi che cercavamo per
rimettere in moto il vecchio orologio.
Comunque
abbiamo intravisto la possibilità che tra i detriti della Torre si possa
trovare qualcosa di interessante. Chissà se è possibile ripulire la Torre da
questi detriti (circa 2 metri, quindi 30 o 40 metri cubi di materiale da
asportare)?
Con
questa rapida e incompleta carrellata ho voluto
continuare anche con voi quella chiacchierata di due anni fa, da cui è nata e
si è rafforzata la sensibilità per certe tematiche rimaste finora nascoste.
Ogni ricerca e ogni ritrovamento apre le porte ad
altre ricerche... per questo c'è bisogno di persone che ci diano una mano, con
il loro tempo e con i loro interessi.
Gino Forni