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Quaderni luesi, n. 1 (2000), pp. 43-47 |
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L’Archivio parrocchiale di S. Giacomo
Come è
noto, la chiesa di San Giacomo ha goduto della dignità parrocchiale fino al
1986, anno in cui è stata unificata, con la consorella di San Nazario, nella
parrocchia di Santa Maria Nuova, nell'occasione ridenominata e intitolata a "San Valerio"1.
La
sussistenza di una soggettività giuridica autonoma in capo a San Giacomo ha
fatto sì che fossero regolarmente tenuti fino a quella data i "registri
parrocchiali" (ossia le raccolte ordinate degli atti di nascita, di
matrimonio e di morte), nonché un insieme eterogeneo
di bolle episcopali, lettere dei parroci, atti notarili, legati, conservati
presso la casa parrocchiale.
La
disponibilità di tali documenti, in piena analogia con la situazione degli
altri archivi parrocchiali del paese, parte dalla seconda metà del Seicento
circa; tale circostanza può facilmente essere spiegata tenendo conto dei
saccheggi perpetrati in quegli anni dalle truppe spagnole e francesi, spesso
formate da mercenari, nei confronti del paese di Lu,
e in particolare delle sue chiese. Accanto ai documenti veri e propri, sono
stati rinvenuti anche numerosi testi liturgici e spartiti di musica sacra.
Traendo
spunto dal ritrovamento di questo materiale, si è formata nell'ambito
dell'Associazione San Giacomo una sezione che si è prefissa come impegno
precipuo lo studio, nei limiti del possibile
sistematico e scientifico, dei documenti esistenti presso le chiese, il municipio,
le abitazioni private² di Lu, e l’esame degli archivi,
ovunque situati, contenenti documenti attinenti al nostro paese, avendo per
obiettivo la ricostruzione della sua storia.
A questo proposito, merita sottolineare che i registri parrocchiali talvolta contengono, fra le righe, resoconti, appunti, promemoria, e talvolta veri e propri brani di cronaca3; quindi vanno letti con attenzione, pagina per pagina, escussi ed "interrogati" con quella passione che ci spinge a voler conoscere come era la vita di chi fu prima di noi. Mi limiterò di seguito ad introdurre alcune delle scoperte che sono state fatte in questi primi mesi di studio, con riferimento agli archivi parrocchiali di San Giacomo.
La Confraternita dell'Angelo Custode
Di
seguito viene riportato il testo, tradotto dal latino,
della bolla vescovile che istituisce la Confraternita dell’Angelo Custode:
"Noi
Pietro Secondo Radicati di Cocconato, dei Conti di Cocconato e Cella, per grazia di Dio e della Sede
Apostolica vescovo di Casale e Conte, prelato domestico di Sua Santità ed
Assistente al soglio pontificio, salutiamo nel Signore
il nostro amato in Cristo Arciprete della chiesa parrocchiale di S. Giacomo in Lu, nella nostra diocesi casalese.
Preso
atto che un gruppo di persone di ambo i sessi di
codesta tua parrocchia, infiammate dal fervore della devozione, hanno chiesto
che sia eretta un'Associazione, ossia una Confraternita, nella predetta tua
chiesa parrocchiale, e in particolare presso l'altare dei Santi Angeli Custodi,
e desiderando essi ardentemente che sia stabilito, nelle condizioni e nei
capitoli della medesima Confraternita, che benevolmente una volta all'anno sia
celebrata la festa da te, della cui integrità, idoneità e sufficienza siamo
assolutamente certi nel Signore, affidiamo, incarichiamo e permettiamo che ti
occupi dell'erezione di detta Confraternita, formata dalle predette persone,
intitolata ai Santi Angeli Custodi, nella stessa tua chiesa parrocchiale, e
decretiamo che tu accetti la nostra volontà come riportata dai qui presenti,
tuttavia con questa clausola, che introduce la seguente condizione: i Reggenti
e gli Ufficiali della Confraternita stessa dovranno essere scelti e nominati da
te, e dai tuoi successori in codesta tua parrocchia, legittimamente designati
da noi, e dai nostri successori al governo della diocesi casalese,
salva sempre restando la facoltà nostra di ispezione e di riforma, e
all'ulteriore condizione che vengano osservati completamente i Decreti
contenuti nei Concili provinciali e diocesani sulla disciplina delle
Confraternite. A queste condizioni, e non altrimenti, concediamo la licenza e
accordiamo la facoltà ai fedeli nostri qui presenti.
Casale,
Cancelleria vescovile, addì 2 settembre 1722".
Relativamente alla Confraternita dell'Angelo Custode (variante: Angeli Custodi), è
conservata una rendicontazione delle entrate e delle
uscite per anno (un vero e proprio conto economico) dalla fondazione (avvenuta,
come abbiamo visto, nel 1722) sino al 1950. A mano a mano che si procede nel
tempo, la tenuta della contabilità, in origine ricca di appunti
e curiosità di ogni genere, diventa vieppiù scarna e sintetica. Dalle
annotazioni contabili è stato possibile quindi ricostruire con un buon grado di
precisione la fisionomia della Confraternita così come era
nel ‘700.
Per
quello che ci è dato di conoscere, le sue fonti di
approvvigionamento erano garantite da una questua fra i Confratelli per
raccogliere il vino (misurato a "brente") e il grano (misurato in
"stara"), che poi venivano venduti4.
Di tanto in tanto singole persone promuovevano direttamente raccolte di danaro, che serviva per comperare oggetti di uso liturgico,
paramenti sacri, ecc5. Le principali voci
di spesa consistevano negli acquisti di paramenti sacri, candele, e nelle
retribuzioni a favore del clero officiante, del sacrestano e dell'organista.
Al termine
di ogni rendiconto annuale vi è la sottoscrizione del
Priore e la controfirma per accettazione dell'Arciprete di San Giacomo. In
alcuni esercizi il conto annuale si chiudeva con un saldo a debito6;
la situazione, potenzialmente foriera di turbative nella vita della Associazione, veniva risolta d'abitudine con un atto
di generosità del Priore, che ripianava il debito di tasca propria ("ne fa
una carità a favore di detta Compagnia").
La festa liturgica dell'Angelo Custode, patrono della Confraternita, veniva celebrata in una data compresa fra l’8 e il 14 ottobre, il che fa pensare che si trattasse di una festa c.d. "mobile"; essa era altresì preceduta da una novena. La S. Messa era concelebrata da numerosi sacerdoti7 e accompagnata dal suono dell'organo.
Il
beneficio delle Cinque Vergini
Si
definisce "beneficio", in diritto canonico, una dotazione
patrimoniale, provvista di personalità giuridica e annessa ad un ufficio
ecclesiastico (diocesi, parrocchia, canonicato), il cui reddito è destinato a
retribuire il titolare dell'ufficio medesimo8. In via di estrema semplificazione, ogni parrocchia ed ogni
canonicato possedevano terreni i cui redditi servivano a garantire il
sostentamento dei sacerdoti9.
I terreni potevano
anche non essere di proprietà della chiesa; ciò che caratterizzava la natura
beneficiale di un bene era il peso gravante su di esso
a favore del titolare dell’ente ecclesiastico (un vero e proprio diritto reale,
simile all’ipoteca). Che si tratti di un diritto reale e non
di credito10, lo dimostrerò più avanti nel corso dell’esposizione. In alcuni casi vi poteva essere il diritto di patronato
(“juspatronatus”) in capo ad una determinata famiglia
(di solito nobile o benestante), che consisteva nella facoltà di eleggere
direttamente il canonico.
E'
conservata a San Giacomo una "Copia brutta dell'Inventario dei beni del Canonicato delle Cinque Vergini", non completa,
redatta dal canonico Francesco Quartero di Lu il 31 marzo 1818.
Detto Canonicato,
istituito presso la Collegiata di Santa Maria Nuova,
trae il proprio nome dalle Sante Prisca, Brigida, Scolastica, Prudenziana e Petronilla; il diritto di patronato era
esercitato dalla famiglia Forni.
Vi è poi il dettagliato elenco dei beni posseduti, completo
dell'indicazione dei confinanti, interessante da un punto di vista
toponomastico e storico: vigne a Morlantino, San
Sebastiano, Coppa, Firatta, Vaà,
Minella; prati a Morella, Corniola ("ossia fontana fredda"), campi a Roncato, Coppa, Sant'Anna
("ossia alla Rovere"), Vaà, Corniola,
Minella, Molino Nuovo ("ossia a grana").
Segue
l'elenco degli obblighi, che consistono preminentemente nella celebrazione di
messe, ma anche nel "dare un pranzo alli
Compatroni ogni anno nel giorno dell'Assunzione della Vergine Maria con oncie due di pepe, ed
una candeletta di un'oncia in recognizione
del medesimo iuspatronato".
E'
descritta con minuzia anche la dotazione di oggetti
liturgici, fra i quali si segnalano: sei candelieri con la croce in legno
dorato, tre tavolette in legno dorato, il quadro rappresentante le Cinque
Vergini (dipinto dal Moncalvo e tuttora esistente in
S. Maria, dove nell'800 esisteva ancora la relativa
cappella11) e infine un "credenzone"
in noce, ubicato "entrando a sinistra nella Sacrestia Capitolare".
La parte
finale (purtroppo incompleta) contiene annotazioni su controversie relative ai beni beneficiali. In particolare, si legge che i
Signori Forni, compatroni del Canonicato, hanno venduto nel settembre 1802, senza permesso dell'autorità ecclesiastica,
un bene del beneficio, e precisamente un moggia
di terra coltiva "al molino nuovo, ossia a grana", ad un tale mastro
Pietro Alberti, di professione muratore. A questo
punto è spiegato quello che è di gran lunga più
interessante, cioè lo strumentario giuridico attuato dal canonico per far valere
il diritto: non viene attivata una tutela di tipo obbligatorio (pagamento
dell'equivalente, con risarcimento del danno futuro nell'eventualità di mancato
riconoscimento del peso gravante sul fondo da parte dell'acquirente), ma reale:
il terreno viene restituito previo
ricorso ad un organo giurisdizionale ("previa senatoria
intimazione"). Il diritto del beneficiato in capo al terreno può quindi
configurarsi come reale, con facoltà di retratto, in modo del tutto simile a
quanto avviene oggi per la prelazione stabilita dalla legge12.
Guido Tizzani
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1
Tale ente, riconosciuto come persona giuridica
civile dal Decreto Ministeriale n. 424 dell’11.11.1986, è stato iscritto nel
PRPG di Alessandria il 19.07.1987, al n. 143. |
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2
Ad esempio, casa Bobba (ora di proprietà Ribaldone) possiede una raccolta di numerosi volumi a
partire dalla 2° metà del '500, preminentemente di
argomento giuridico (i più antichi sono stati già catalogati e classificati
da me e da Valerio Ribaldone). |
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3
Cfr. Guido Tizzani,"La spoglia contesa", Al païs
d’Lü, dicembre 1999, episodio relativo alla vicenda
della sepoltura del canonico Rolando Quartero,
tratto dal registro dei morti dal 1734 al 1799. Non sarà inopportuno
aggiungere, a mo' di esempio, che la più completa
narrazione del furto del reliquiario di San Valerio del 1720 è contenuta nel
registro dei matrimoni di Santa Maria Nuova
relativo a quel periodo. |
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4
In un punto si parla anche di una "coletta del
pane alle Cassine nei giorni precedenti detta
Festa", compiuta dal sacrestano. |
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5
L'11 ottobre 1740, il Signor Carlo Nicolao Capra
versa lire 35 di Piemonte, da lui raccolte "in santa questuazione"
presso diverse persone, per fare un calice d'argento ad uso delle funzioni
nella solennità dell'Angelo Custode. Potrebbe trattarsi di quel medesimo
"Nobil Nicola Capra" che compare
ufficialmente come testimone alla presenza del Vescovo
Radicati, nel solenne atto di ricognizione dell'autenticità delle
reliquie di San Valerio, rogato il 21.01.1721, in occasione della loro
deposizione nel nuovo busto fatto costruire dopo il furto dell'anno prima. |
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6
Preminentemente nei primi anni di vita della Confraternita. |
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7
In numero variabile da cinque ad otto. |
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8 Codice di Diritto Canonico del 1917, can. 145,1409 e segg. |
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9 Tale
sistema, che ha causato gravi ingiustizie e sperequazioni tra
"parrocchie ricche" e "povere", è stato dapprima corretto
con il meccanismo degli "assegni
di congrua", e successivamente abolito del
tutto dal nuovo Codice di Diritto Canonico del 1984; ora i benefici sono
scomparsi, e i relativi beni accentrati presso gli Istituti diocesani per il
sostentamento del clero, che garantiscono retribuzioni uniformi a tutto il
clero. |
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10 Avente ad oggetto, ad esempio, i frutti prodotti dal
fondo, o il loro equivalente in denaro. |
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11
Le cappelle laterali prospicienti l'attuale Piazza
San Valerio vennero eliminate nell’800 per gravi pericoli di crollo dei muri
perimetrali. |
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12 Ad esempio, prelazione agraria a favore del coltivatore
diretto affittuario o confinante. |