|
Al païs d'Lü, n. 7 (1996), p. 3 |
|
Quale futuro?
L'attenzione
è il seme, la radice, la pianta, la foglia e il fiore. Grazie a lei ogni
luogo diventa spazio di meraviglie, ogni istante diviene carico di attese. Il contrario dell'attenzione è l'indifferenza.
Qualcuno ha scritto:"Chiudete pure gli
occhi: diventerete ciechi". Sarà per questo che Lu mi sembra un paese di ciechi. Quale futuro?
Vivono,
là dentro, uomini che potrebbero soccorrersi e non lo fanno, perché stanchi,
sazi o paurosi, perché nessuno insegnò loro ad
esprimersi o perché la loro facoltà di attenzione reciproca fu distrutta da...
Da che cosa fu distrutta? Che è successo a questo
paese da renderlo disamorato di sé? Forse quello che è
successo all'Italia tutta. Nell’umile
Italia non ci sono bussole, non ci sono quadranti: ognuno va per la sua
strada, ognuno guarda il suo cielo, ognuno cerca il suo sole sempre più piccolo
e lontano. Ma c'è una fonte inesauribile a cui abbeverarsi, un cielo
dimenticato in cui riconoscersi, la ricchezza vera dell’umile Italia: il suo patrimonio di storia, di
cultura, di genio, dì bellezza, di arte. L'inganno è crudele: sradicati in un Paese ricco di radici, abbruttiamo
città, villaggi e campagne, chiamiamo stravaganti quelli che si oppongono,
facciamo del bene pubblico un esercizio letterario, dell'interesse privato
un'esperienza concreta. Quale futuro? Quale futuro morderemo
nei nostri sogni? Quale futuro augurare all'Italia e alla piccola Lu, se non uno più ricco di memoria?
Tante
volte l'ho sperimentato in me stesso. Quando la
voglia di conoscere ha sfondato barriere che io stesso mi ponevo, quando
l'attenzione (come occhio nella tempesta) non è arretrata davanti
all'indifferenza, alla rassegnazione o all'ostilità dell'ambiente, quando la
pazza voglia di risalire alle radici mi ha portato a scoprire segni del passato che ritenevo
ormai perduti, ebbene, in quel momento ho sentito un'immensa tenerezza per il
passato, mi sono riconciliato con il presente e ho elaborato i progetti più
creativi per il futuro. E siccome sono uomo tra
uomini, italiano tra italiani e luese tra luesi, non posso non far partecipare tutti a questa mia
esperienza, sperando di non essere subito stoppato con la solita frase idiota
che "ognuno ha le sue passioni".
Scava e
scava e poi ancora scava e alla fine scaturirà una piccola polla ignorata da
tutti; l'acqua uscirà lenta e misteriosa e lo specchio del suo fondo
raccoglierà un pezzo di cielo. Così il passato si
congiunge con il futuro, sotto il segno del tuo presente. Così, forse, un
giorno, i luesì volgeranno lo sguardo laggiù, in
fondo alla valle. Mediliano è là, con le sue attese. Mediliano, la
bella, asse del nostro Nord oscillante.
Gianfranco Ribaldone