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Al païs d'Lü, n. 11 (2001), p. 4 |
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“Ajé al paradis da guadagnà
La giornata di Teresina, bambina dell’asilo nel 1900
Storie di bambini del nostro paese del 2000: nati fra mille
comodità, che si divertono con lo sport e i giocattoli, che hanno cibo in abbondanza,
tanti vestiti, il pulmino per andare a scuola...
Storie di
una bambina del nostro paese dei primi anni del 1900 per la
quale la giornata iniziava con l'esortazione della nonna:
"Teresina, leva su da lì ca l'è dì. Adora Gesù. Visti se t'ha da fa: Paradis da guadagnà, infer da fugì, visti t'ha da murì". E poi si preparava il cestino per andare
all'asilo: le suore offrivano la minestra ma si doveva pensare al secondo e alla merenda e allora la nonna tagliava a metà
una mela, che doveva bastare per i due pasti. Era così preziosa quella piccola
mela che, parlandone, anche a distanza di tanti anni, pare ancora di sentirne
il profumo.
Dopo la
scuola non c'era molto spazio per i giochi; in estate era un grande
divertimento correre in campagna a cercare i murè o
fare scorpacciate di ciliegie, incuranti anche di un temporale, ma il più delle
volte si doveva dare una mano al papà che lavorava nei campi.
Erano
impegni spesso sproporzionati alla giovane età e succedeva magari che, dovendo
condurre la mucca nella vigna per trainare a casa la bigoncia piena d'uva, una
bambina di 9 anni si dimenticasse di inserire nel giogo dell'animale i fermi
necessari perché il carro rimanesse saldamente agganciato (i cavgiot) e, così, soltanto la pazienza e l'ingegno del
papà, che col falcetto improvvisava dei ganci
ricavati dal legno di un arbusto, evitava un guaio serio.
La vita
era dura anche per le donne che rimanevano a casa a sbrigare le faccende
domestiche: non c'era nessuna comodità, niente lavatrice, e a 13 anni o poco
più le ragazze avevano già imparato il faticoso e lungo ciclo di lavaggio a
mano delle lenzuola - l’alsiia - che si faceva con
acqua bollente e cenere filtrata più e più volte attraverso un telo di iuta
posto nel mastello di legno. Forse le difficoltà e il sacrificio facevano
assaporare maggiormente il riposo e la gioia della domenica e delle
festività... e che felicità quando a Natale si trovava un po' di zucchero a grou (pezzi) dentro il suclò
(zoccolo) o quando ci si poteva procurare un pezzo di feltro da portare al
calzolaio che costruiva un paio di zoccoletti nuovi per il giorno della festa.
Maria
Cristina Bo