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Al païs d'Lü, n. 7 (2001), p. 4 |
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Un’affascinante passeggiata storica
L’Associazione “San Giacomo” presenta il terzo “Quaderno luese”
Sabato 21 luglio, in
occasione della riapertura della chiesa di San
Giacomo, è stato presentato il terzo “Quaderno luese”,
totalmente scritto dal professor Bruno Ferrero. Il
titolo evidenzia l’oggetto dello studio: “Una chiesa ferita - La parrocchiale
di San Giacomo di Lu dalle origini al secolo XVII”. Il libro è a disposizione
presso la sede dell’Associazione “San Giacomo” e verrà
consegnato a chi vorrà finanziare l’attività istituzionale dell’Associazione con
un contributo minimo di 15.000 lire.
E’ una lettura
affascinante.
Bruno Ferrero
porta il lettore per mano attraverso la storia del nostro paese, e attraverso
questa piccola storia locale racconta una storia ancora più piccola, quella di
una chiesa parrocchiale e del mondo che le girava attorno. Per mettere a fuoco
la chiesa di San Giacomo e la sua storia, l’autore ha dovuto inserirla nel contesto in cui è stata fondata (secc. XII-XIII), e poi
distrutta (metà del sec. XVI) e quindi ricostruita con fatica (inizio del sec.
XVII). Ha legato San Giacomo alle altre chiese del paese, alla situazione
politica, ai riflessi che la grande storia ha avuto sulla piccola storia luese.
Bruno Ferrero
non bara mai: ogni sua ricostruzione storica è rigorosamente legata ad una
fonte archivistica che la rende certa. E se Bruno è
costretto a fare ipotesi di datazione, lo scrive a chiare lettere spiegando
perché l’ipotesi proposta gli sembri verosimile: non confonde mai opinioni e
dati di fatto. Per quel po’ che ho bazzicato nei testi
storici e filologici, posso dire che l’onestà intellettuale di Bruno è merce
rara. E se i documenti a sua disposizione non consentono di chiarire un
problema, Bruno ha l’umiltà di ammetterlo, senza farcire la storia con la leggendarie ipotesi (come già successo in passato).
Sintetizzare in un breve
articolo quanto potete leggere nel testo (una
settantina di pagine), sarebbe fare un torto all’autore: ci sono così tante
notizie e curiosità che una semplice lista dei dati storicamente appurati,
snaturerebbe il lavoro. E qui vengo all’aspetto che mi
ha affascinato di più. Il testo di Bruno non è un racconto,
non ha nulla di romanzesco, né di fantasioso. Eppure
qualcosa racconta. Non si tratta solo della chiesa e
del contesto in cui è sorta: Bruno “racconta” come si scrive una storia di
questo tipo. Ci consente di vedere all’opera uno storico, vale a dire una
persona che investiga sul passato, in maniera non troppo dissimile da quanto
fanno gli investigatori quando cercano le tracce per trovare il colpevole di un
delitto. E anche questo è una novità. Molti testi di
storia offrono al lettore un racconto predigerito dei
fatti: raccontano una sequenza di avvenimenti disposti
in maniera cronologica. Per ritornare all’analogia con l’investigazione: è come
se ti dicessero solo chi è il colpevole senza spiegarti quali sono le prove e
come hanno fatto a trovarle. Leggere il testo di Bruno significa marcarlo
stretto, seguirne i ragionamenti, essere coinvolti nella ricerca, verificare
l’importanza dei dettagli nelle ricerche storiche. I dettagli sono come tessere
di un mosaico: da sole non significano nulla, ma acquistano significato quando vengono legate le une alle altre.
Bruno Ferrero
ci accompagna attraverso i secoli con il suo stile chiaro, efficace ed
essenziale. Non un aggettivo fuori posto, mai il riferimento ad
un dettaglio superfluo. A volte nel testo compaiono espressioni poco
usate, o qualche termine poco noto, ma Bruno non li usa
per saccenteria o presunzione: vuole essere dettagliato e preciso, non certo
poco comprensibile. Forse qualche periodo risulta complesso
per chi ha poca dimestichezza con la lettura, ma è quella complessità che tiene
sveglia l’attenzione del lettore: è il fascino delle parole e dei periodi non
banali. Per quanto riguarda il dettaglio e la precisione documentaria delle
fonti, non spreco più parole (ne ho già parlato in altri articoli pubblicati
sul nostro giornale): Bruno Ferrero e Gianfranco Ribaldone da anni ci insegnano che
la storia è innanzi tutto ricerca e utilizzo delle fonti, e che le fonti si
trovano soprattutto negli archivi, e che gli archivi sono scrigni preziosi che
si possono aprire solo una chiave: pazienza-metodo-riflessione.
Tra le fonti di cui si è servito Bruno, ce n’è una che mi piace evidenziare: è
indicata con la sigla ASTL, è l’Archivio Storico del Territorio Luese, in corso di allestimento
presso la sede dell’Associazione Culturale “San Giacomo”. Gli scrigni preziosi per
fortuna esistono anche nel nostro paese!
Andrea Trisoglio