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Al païs d'Lü, n. 3 (1998), p. 4 |
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Lu, 1702. L’occhio indiscreto
Oggi, 16
aprile dell'anno 1702, due canonici di S. Maria Nuova,
Carlo Gerolamo Bobba e Giovanni Antonio
Pavaranza, entrano in una casa disabitata in contrada S. Biagio e cominciano ad osservare e a toccare
ogni cosa. E' (anzi era) la dimora d'un loro amico e
collega, Antonio Sebastiano Quartero, che da pochi
giorni ha reso l'anima a Dio.
Assieme a
lui hanno vissuto gli anni terribili della guerra della lega d'Augusta; assieme
a lui hanno fatto pressione sul prevosto, sul vescovo e persino presso la
Santa Sede per godere il frutto delle grasse prebende che in tempo remoto
spettavano ai canonici di S. Maria. Ma la morte
appiattisce ogni cosa e ora del Quartero non rimangono
che gli oggetti della sua vita, tutti da inventariare
e da registrare in questo giorno d'aprile dell'anno del Signore 1702.
Nella
sala
Bobba e Pavaranza cominciano ad esplorare la sala. Qui vedono il
letto dove a volte dormiva il vecchio sacerdote: la struttura è di legno (lettiera
di bosco), con sopra
un pagliericcio, un materasso, una coperta di lana guasta, una coperta di filo
lavorato e, a capo del letto, un grosso guanciale.
Poi
l'attenzione è attirata da una cassa di noce con chiave e serratura, assai
buona, come i due notano. Aprono e trovano, oltre ad un vecchio bacile di
rame e ad una tovaglia d'altare intatta e ricamata, che il Quartero
nel suo testamento ha destinato all'Altar Maggiore di S. Maria
Nuova, anche una borsa e uno scatolino e un pacchetto
di carta e un'altra borsa di tela.
I due rovesciano la prima borsa ed ecco cadere tintinnanti undici
doppie d'oro della Stampa di Francia e di Genova e sei ongari d'oro; aprono lo scatolino
e lì contano tre ducatoni di Venezia e due scudi
bianchi di Francia; svolgono il pacchetto di carta ed ecco apparire luccicanti
dieci doppie d'oro di Francia. Mettono infine il naso nella borsa di tela, dove stanno quaranta crosazzi d'argento di Genova.
Nella
cucina
Una credenza, una capponaia, due catene
da fuoco, diciassette pezzi di stagno e posate varie (cuchiari, forzine
et coltelli) che il testatore ha
già destinato alle donne sue parenti (s'accontenteranno?).
Nella
stanza nuova
Qui i due
trovano quello che forse è il vero tesoro della casa, venti dipinti di diverso
autore che il Quartero nel suo testamento ha destinato alla chiesa di S. Maria
Nuova. Ma i canonici Bobba e
Pavaranza non mostrano di saper apprezzare,
liquidando tutto così: “Non si è
ritrovato altro che venti pezzi di quadri di diversi impronti”.
Notano
invece con interesse un'altra cassa, con dentro altre monete d'oro che,
contate, fanno settanta doppie di Francia.
Nel
camerino contiguo
Un
pagliericcio posto sopra una struttura d'assi, un
letto di piuma con guanciale pure di piuma e una coperta di lana del tutto
guasta.
L'attenzione
è ora attirata da un massiccio e decrepito cassone, ma qui trovano solo roba
rotta o guasta o usata: un mortaio rotto ad un angolo, uno
scaldaletto usato, due padelle da friggere di rame con il mestolo, un pentolone,
una pentolina e alcune padelline di rame, due cadelari ed una lumiera d'ottone, una
trapunta di tela e bombace usata.
Sopra
il granaio
Sopra il
granaio della casa del canonico trovi le sue riserve alimentari: quattro staia
di fave, quattro staia di veccia e di veccione,
cinque staia di ceci bianchi e rossi. Trovi anche alcuni attrezzi rurali: sette
cerchi di ferro grandi e piccoli, uno zappino, una zappa, un badile, un
tridente, una scure, tutti di ferro e tutti usati. E
trovi infine il segno dei tempi: uno schioppo, una schioppetta
e una pistola.
Nella
cantina
Giù, giù,
giù, si scende in cantina. Qui c'è un piccolo deposito di attrezzi
vinicoli: vasellami et arbii, un torchio con suoi ordigni,
due mazze di ferro et alcuni pezzi di legno in detto
torchio, venticinque doghe di rovere, sei assi simili per fare
una vassella della tenuta di quattro bottali, altre ventiquattro doghe picciole.
Invano cercheresti nella casa del canonico Quartero,
perlustrata invero attraverso gli occhi un po' aridi dei suoi colleghi, un'immaginetta sacra o un libro di preghiere o una coroncina
con i grani del rosario, qualche segno insomma di cristiana fede. Ma ora si visita un luogo di preghiera, il convento luese di S. Francesco, dove il Quartero
possedeva due stanze. E si comincia dalla stalla del
convento.
Nello stallotto del convento
Qui c'è
il... parco macchine del canonico: un piccolo
cavallo con sella, basto e briglie e un asino con basto.
Nelle
due stanze del convento
Bobba e Pavaranza trovano nove sacchi e tre staia di frumento, sei
staia di fave, due sacchi di cicerchie, quattro staia di legumi diversi e… tante carte, dove sono
scritte non le preghiere, ma gli ultimi conti che il canonico Quartero ha fatto nella sua vita. Contengono i nomi dei
suoi debitori e tutto quello che costoro dovevano ancora versargli: Battista Ribaldone nove filippi d'argento
e tre sacchi di frumento; Giovanni Tento dieci sacchi
di frumento che il Quartero gli prestò per la semina;
un contadino di S. Salvatore dieci filippi d'argento
per un cavallo; i mercanti di Milano ottantaquattro filippi
d'argento e sei ducatoni per dieci bottalli di vino;
infine i massari poveracci otto sacchi di
frumento e le sementi, come loro stessi hanno dichiarato. Infatti
il canonico, nel suo letto di malattia (in
letto infirmo), li ha chiamati e, testimone il Bobba, ha voluto che i massari
confessassero il debito. E' stata una delle sue ultime volontà...
Gianfranco Ribaldone
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L'inventario dei beni del canonico Antonio Sebastiano
Quartero è tra le carte del notaio Gerolamo Pavaranza, che a Lu rogò negli ultimi anni del Seicento e nei primi del Settecento
(Archivio di Stato di Alessandria, Archivio notarile del Monferrato, mazzo 2841). Preziose e ben documentate informazioni sui tentativi che i canonici Quartero, Bobba e Pavaranza fecero per rivendicare al Capitolo della
Collegiata di S. Maria Nuova gli antichi privilegi economici sono contenute in un bellissimo registro
di Obbligazioni (Archivio di Stato di Alessandria, Corporazioni Religiose,
Collegiata di S. Maria Nuova, reg. 1). |