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Al païs d'Lü, n. 8 (2002), p. 4 |
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Quando la Trinità era un
“pregevole monumento”
La storia
di una chiesa e di una confraternita ricostruita con minuzia dal professor Ferrero
Una chiesa molto bella, elegante, ben
decorata, con uno altare in marmo e una splendida
balaustra, provvista di arredi e paramenti sacri di valore. Così si presentava
la chiesa della Trinità all’inizio del Novecento. Il 30 maggio del 1908 il
Ministero della Pubblica Istruzione l’aveva dichiarata “monumento pregevole
d’arte e di storia”. Poi iniziò la decadenza e la bella chiesa si trasformò nel
rudere che ancora oggi vediamo sgomenti al centro del
paese.
Grazie a Bruno Ferrero ora siamo in grado
di seguire nel tempo le vicende di questa chiesa e della Confraternita della
Trinità, che ne fu per secoli l’anima. Trovate tutto questo
nel “Quaderno Luese n. 4” intitolato “Con una cappa di tela rossa -
profilo storico della Confraternita della Ss. Trinità di Lu” e pubblicato
dall’Associazione Culturale San Giacomo. In realtà nel libro c’è molto di più
di quanto promette il sottotitolo: oltre alla storia della Confraternita, ci
sono la storia della chiesa e la problematica ricostruzione delle confraternite
luesi del Quattro e Cinquecento.
E’ un libro preciso, meticoloso, curioso
e documentato. Si sente in ogni pagina la mano di Bruno Ferrero, la sua
inesausta ricerca di tracce, spunti, note disseminate tra migliaia di pagine
scritte a mano da notai e parroci. Ma si sente soprattutto la serietà di un
metodo di studio che deve rappresentare la “firma” distintiva di questi
quaderni luesi: l’umiltà di far parlare le fonti, la consapevolezza che la
grande scoperta non è un pepita d’oro che si trova
intera e integra da qualche parte e scoperta in un attimo di fortuna, ma un
tessuto di tante piccole notizie che solo legate tra loro con pazienza lasciano
intravedere la storia vera. Per questo un quaderno luese viene
preparato nel silenzio, per mesi, in un dialogo continuo e difficile con le
fonti che non sempre sono generose. Per questo ogni
quaderno luese è un dono: non si offrono parole, ma si offre fatica, studio,
concentrazione e riflessione. Leggere questi quaderni richiede la stessa calma
con cui sono stati scritti e la consapevolezza che ogni rilettura successiva
farà emergere qualche dettaglio che ci era sfuggito. Particolare
attenzione merita il primo capitolo, forse il più difficile da leggere, ma
anche quello che apre scenari inaspettati e finora inediti sulla vita luese del
Quattro e Cinquecento.
E’ suggestivo
che il libro si apra con un testamento. Siamo a Lu nel 1512, in una contrada in
cui numerose sono le persone che portano il cognome Capra (“in contrata de
Capris”). Sul letto di morte Guenzio de Vegiotis detta il suo testamento al
notaio. E proprio lì sul letto di morte si ricorda delle quattro confraternite
di Lu. E’ suggestivo perché sul letto di morte ci si
ricorda delle cose davvero importanti. Ed
evidentemente le confraternite lo erano: persone comuni (laici) che si
riunivano per pregare assieme, a volte per compiere opere di carità, e per
preservare il luogo (chiesa, cappella, oratorio) in cui si riunivano. Chiunque
abbia intenzione di scrivere la storia di Lu, dovrà
fare i conti con le tante confraternite che hanno operato nel nostro paese e
che fin dal Quattrocento lo hanno rinnovato con la loro vitalità.
All’inizio del Novecento,
l’Amministrazione Comunale di Lu ordina che per motivi di sicurezza, il vecchio
campanile secentesco della Trinità venga demolito. Lo si demolisce e se ne ricostruisce un altro nuovo, quello
che ancora oggi vediamo. La spesa ammonta a circa 7 mila lire: il Fondo per il
culto copre il 10% della spesa, altri soldi vengono
messi dalla Confraternita della Trinità. Ma non
bastano... Il resto della somma chi lo mette? Lo mettono i luesi che, come
scrive nel 1905 don Lodovico Quartero arciprete di San Nazario, “risposero, malgrado le tristi annate, assai generosamente all’appello
entusiasti per la chiesa della Confraternita della Ss. Trinità, che forma il
più bel monumento eretto in paese dalla pietà dei loro avi”. I tempi sono
tristi, ma i poveri luesi mettono mano in tasca per conservare quello che, è
bene ripeterlo, “forma il più bel monumento eretto in paese dalla pietà dei
loro avi”. Ora stringe il cuore vedere che fine hanno
fatto i sacrifici di quelle persone.
Grazie a Bruno Ferrero tanti fatti sono
stati strappati alla dimenticanza e quei muri hanno ripreso vita: ora non
potremo più vederli senza ricordare i sacrifici, le soddisfazioni e i sogni di
cui quella chiesa si è impregnata nel tempo. Un altro importante tassello per
ricostruire la storia del nostro paese è stato scritto. Il libro è a
disposizione presso la sede della San Giacomo.
Andrea Trisoglio