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Al païs d'Lü, n. 3 (2002), p. 4 |
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La storia, Greta e lo stupore
Una classe di Biella ha utilizzato “Alasina”
come libro di testo. Uno straordinario viaggio nel tempo
Aprire
un registro di battesimo di due, tre o quattro secoli fa...
A volte lei si spaventava,
la levatrice, quando la vita appena nata vacillava sospesa ad un filo d’aria. Rabbrividendo
lei spruzzava l’acqua benedetta, ob periculum
mortis. Se il filo diventava un soffio più vivo e
il soffio un vero respiro, ecco una nuova vita vagire
sotto la volta del cielo.
Un giorno entrai in un
bar, che s’apriva su una piazza vuota. Un uomo ad un tavolo scopriva la carta di
un solitario. Regina di cuori o tre di picche? Non volli vedere, ma presi al
volo il primo autobus che passava. Andavo in archivio, andavo
a cercare la vita e la sua storia sulle gialle carte dei notai antichi.
Atti notarili di cinque
secoli fa, storia minima. Dentro crateri di umidità
secolare, scritture simili a fili di nebbia: inventari e delibere consiliari,
atti di dote e testamenti, atti di donazione e compravendite. Scoprendo,
sillabando, decifrando, vedere la vita com’è da lontano, vedere da lontano un
bacillo di luce.
La notte mi sveglio
tremando, non vorrei ricordare, solo un po' sognare. Poi riapro “Alasina”,
il libro delle storie appena nate e da cinque secoli
terminate: la vita è dolorosa e pur bellissima, anche quando è un’onda
passata, anche quando da cinque secoli è inabissata.
***
Biella, 30 gennaio 2002. Nella classe V della scuola elementare dell’Istituto Lamarmora, Sabrina Coda Cap,
laureanda in antropologia sociale, controlla gli sviluppi di un esperimento. La
maestra Natalina Galleran legge ai suoi quindici
scolari due episodi del libro “Alasina”: la voce
scandisce lentamente ogni parola, ogni parola cade nella mente dei bambini come
in una vuota ampolla e vi prende corpo.
Alla
fine della lettura, un bambino, con irrefrenabile istinto, grida: “Che bello!”. La vita ha riconosciuto la vita...
La maestra propone ai suoi
scolari uno svolgimento o un disegno, intorno a questo titolo: “Immerso in un’epoca
lontana, attraverso la lettura del libro Alasina mi giunge una frase: 'Nel pallido sole il monatto
gira per il paese, ma lei scandisce parole nuove'. Ed ecco che
io rifletto e penso che...”.
Come, in un campo di grano
battuto dal vento, le spighe si piegano ora tutte da una parte ora tutte da un’altra,
a vicenda sorreggendosi, così, in questa classe di scuola elementare, le menti
ancora acerbe hanno bisogno di rassicurarsi vicendevolmente: i bambini ora
parlano tra loro ora pendono dalla bocca della maestra, come folate di vento le
parole di uno diventano le parole di tutti. Ma a poco a poco la storia entra
nel loro orizzonte, ognuno comincia a specchiarsi in essa,
con i personaggi intesse il suo volto. Gli scolari iniziano a scrivere.
Alasina, sposa promessa, è ancora una bambina nella tenera
immaginazione della piccola Carlotta: “Alasina è una
bambina che ha due fratelli e una sorella, purtroppo i loro genitori sono
morti. Suo padre, morto di peste, lasciò in eredità ad Alasina
del denaro (fiorini). La ragazzina rimase stupita di tutto quel denaro e spiegò
che a lei sarebbe bastato molto meno per le sue necessità. La parte in eccesso
decise allora di darla ai suoi fratelli”.
Chiara F.
non ha “mai sentito una storia più significativa di
questa”. Perché il gesto di Alasina
stupisce i bambini? Greta, con un disegno dalle tinte gioiose, dà un colore allo
stupore: Alasina urla “No!”, rinunciando a parte
della dote; il notaio sorride e batte sul banco con il martelletto; lo sposo
promesso di Alasina,
generoso come lei, pregusta la gioia che darà a due poverette, lasciando a loro
parte dei suoi beni.
Tuttavia
i quindici scolari biellesi, pur ammirando Alasina, non riescono ad immedesimarsi in lei: rinunciare a
tanti soldi... La piccola Giulia taglia corto: “Penso che Alasina
sia un’eroina a cui non importano i soldi”. Così argomenta: “Io penso che Alasina quei
denari poteva usarli per fare una “ricerca” per guarire la gente dalla peste. Ma poteva anche tenerli per sé, perché erano un regalo da
parte di suo padre”. Elisa usa tre punti esclamativi per dire: “Non sono sicura
che in un momento come quello in cui lei si trovava e come il suo paese si
trovava, cioè sottomesso dalla peste, io riuscirei a
fare la stessa cosa!!!”. Riccardo con vivace eloquenza: “Credo che tutti,
eccetto lei, dicevano “grazie” e si tenevano tutti i soldi senza preoccuparsi
dei fratelli o delle sorelle”. Per il piccolo e saggio Thomas
la questione sta nell’oculata e previdente gestione del budget familiare:
“Questa storia mi fa riflettere su quanto era alto il rischio
di morire a quei tempi e quanto era importante avere dei risparmi per poter
pagare le cure e l’assistenza di qualcuno”.
Le vicende affioranti da
un rogito del Quattro o Cinquecento sono avvolte dal silenzio: qualcosa dicono, molto lasciano in sospeso. Il mistero, cosa
terribile e soave come il sole, attrae con feroce rapimento. Così Andrea B.
percorre a suo modo la storia di Alasina,
aggiungendo vicende che in essa non sono contenute: “Ma un’altra cosa che mi ha
fatto riflettere è che di nascosto lei andava a dare da mangiare ai malati di
peste, un giorno venne scoperta, arrestata e mandata in prigione”. Lasciamo che
Andrea cammini nel cerchio magico della storia di Alasina, che è anche “la nostra storia” scrive Ludovico, ritrovata
attraverso “alcuni documenti”, come dicono Chiara C., Gabriele, Alberto,
Lodovico e Andrea G., suoi compagni.
Documenti da cercare,
vedere, toccare, amare: il giorno 8 marzo 2002 i quindici scolari, accompagnati
dal direttore della scuola, dalla maestra e da Sabrina Coda Cap,
hanno esplorato l’Archivio di Stato di Biella. “Ora capisco perché...” scrive il piccolo Francesco.
Come destarsi una mattina e scoprire una lingua nuova.
Gianfranco Ribaldone
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